Antifurto, il preambolo: perché me lo costruisco da solo (e perché ci metterò più ore che euro)
📖 Preambolo alla serie Antifurto — prima dei requisiti, dei diagrammi e delle saldature, la storia di come è nato il progetto. Nessun codice SysML è stato maltrattato nella scrittura di questo articolo.

Tutto è cominciato con un preventivo.
Un antifurto moderno, bello, con i sensori wireless, l’app sullo smartphone e le notifiche in tempo reale. Il tecnico era gentile, il depliant lucido, e in fondo, scritta in piccolo, c’era la riga che ha cambiato il corso degli eventi: “servizio cloud incluso, a soli 19,90 € al mese”.
A quel punto il mio cervello ha fatto quello che fa sempre: ha smesso di ascoltare e ha aperto un foglio di calcolo mentale. 19,90 € al mese per dieci anni fanno 2.388 euro. Per un servizio che, in sostanza, riceve un messaggio dalla mia centrale e lo inoltra al mio telefono. Un messaggio. Io i messaggi li so mandare da solo. Li mando anche alla stazione meteo, e lei nemmeno risponde.
Il tecnico ha continuato a parlare per qualche minuto. Io stavo già scegliendo il microcontrollore.
Il colpo di grazia: l’assistenza
Per correttezza devo dire che il preventivo, da solo, forse non sarebbe bastato. A darmi la spinta definitiva è stato un ricordo: quello del guasto.
Tempo fa un sensore del vecchio impianto aveva cominciato a segnalare un problema. Niente di grave: una batteria scarica. Ma il contratto era chiaro: intervento del tecnico, diritto di chiamata, manodopera. Il tecnico è arrivato, puntuale e simpatico, ha aperto il sensore, ha sostituito una pila da tre euro, l’ha richiuso ed è ripartito. Tempo totale: il tempo di un caffè, che tra l’altro gli ho offerto io.
Quando è arrivata la fattura ho provato un dolore fisico, localizzato con precisione tra il portafoglio e l’orgoglio da ingegnere. Non per la cifra in sé, ma per il principio: io le pile le so cambiare. Le cambio al telecomando, alla bilancia, al termometro della stazione meteo. Mi mancava solo di sapere quale pila e quando, cosa che un sistema ben progettato dovrebbe dirmi da solo, con qualche settimana di anticipo e senza bisogno di un contratto.
Quella fattura è ancora appesa, idealmente, sopra il mio banco di lavoro. Nel modello SysML della serie è diventata un requisito con un nome molto più dignitoso: SN11, manutenzione semplice.
La sindrome del “questo lo faccio io”
Lo ammetto: ho una difficoltà cronica a pagare servizi che penso di poter gestire da solo. Non è tirchieria, è ingegneria applicata al portafoglio. Ogni abbonamento mensile, per me, è una domanda: “Quanto ci vorrebbe a farlo in casa?”. E la risposta, puntualmente, è: “Molto più tempo e più soldi, ma vuoi mettere la soddisfazione?”.
I numeri, onestamente, non sono dalla mia parte. Per risparmiare 19,90 € al mese investirò qualche centinaio di euro in componenti e un numero di ore che preferisco non stimare. Ma è un investimento con un ritorno garantito: alla fine avrò un antifurto che conosco fino all’ultima resistenza, una serie di articoli da condividere e la certezza che, se qualcosa non va, il responsabile sono io. Che è anche l’unico a cui posso aprire un ticket alle due di notte senza sentirmi in colpa.
In contabilità, le ore passate a progettare le registro sotto la voce “formazione”. Il mio commercialista non lo sa ancora.
Il control freak felice
C’è anche un secondo motivo, più difficile da confessare: mi piace avere tutto sotto controllo. Non per ansia, ma per curiosità. Se c’è un sistema che protegge casa mia, voglio sapere come sta, cosa vede, perché ha deciso quello che ha deciso. Ho fatto anche una piccola rilevazione statistica su me stesso, con rigore scientifico discutibile:

La conclusione è evidente: in vacanza controllo l’app più spesso di quanto controlli le previsioni del mare. E a un control freak felice non basta sapere che “è tutto ok”. Vuole sapere perché è tutto ok: quale sensore ha parlato, quando, con che livello di batteria, attraverso quale canale. Un sistema chiuso questo non te lo racconta. Uno progettato da te sì, fino al dettaglio che nessuno ti ha chiesto.
E se il cloud va in ferie?
Poi c’è la domanda che ogni ingegnere risparmiatore si pone prima o poi, di solito sotto l’ombrellone: e se il server che pago ogni mese va in ferie proprio quando ci vado io?

Non è una critica a nessuno: i servizi cloud funzionano benissimo, quasi sempre. Ma “quasi sempre” è una parola interessante quando si parla di sicurezza. Da qui è nata la regola più importante del progetto, quella che guiderà ogni scelta tecnica: la casa deve proteggersi da sola. Internet è un gradito optional, non una dipendenza. Se manca la corrente, se cade la connessione, se lo smartphone è scarico, l’antifurto deve continuare a fare il suo lavoro.
E il cloud? C’è, perché le notifiche in vacanza sono comode. Ma è il mio: un piccolo server virtuale che costa meno di una pizza al mese, che configuro io e dove i dati di casa mia restano a casa mia. È l’unico abbonamento che firmo volentieri, perché la pizza la conosco.
Il vero motivo: sono un nerd
Tutto quello che ho scritto finora è vero, ma se devo essere completamente onesto il motivo principale è un altro: un antifurto è un giocattolo meraviglioso per chi ama l’elettronica, l’MBSE e l’intelligenza artificiale.

- Per l’elettronica c’è tutto: sensori cablati e wireless, radio, bus di campo, un modem cellulare, alimentazione con batteria di riserva, un display, un Raspberry Pi e perfino un robottino immaginario come mascotte.
- Per l’MBSE è il caso di studio perfetto, perché ha una cosa che la stazione meteo non aveva: un avversario. La stazione meteo deve solo funzionare; l’antifurto deve funzionare mentre qualcuno cerca di impedirglielo. Requisiti, scenari di guasto, modalità degradate: è MagicGrid in modalità difficile.
- Per l’AI, il progetto è anche un esperimento di progettazione a quattro mani con un assistente artificiale. Io porto le idee e le manie, lui porta le domande scomode al momento giusto: “E se ti tagliano il cavo del garage?”. Spoiler: la risposta c’è, ed è nel modello.
Vi presento Cheap
Ogni progetto serio ha bisogno di una mascotte poco seria. La nostra si chiama Cheap: si pronuncia come chip, ma è low cost. Il nome gliel’ho dato io, e non serve spiegare perché. Cheap controlla il giardino di notte con la sua torcia, distingue un intruso da un gatto (nella maggior parte dei casi), guarda il telefono con sospetto quando qualcosa non risponde e, nel tempo libero, salda circuiti. Ci accompagnerà per tutta la serie, e ogni tanto farà le domande che vi state facendo anche voi.
Le regole della casa
Da questa storia sono uscite cinque regole, che nella serie diventeranno requisiti veri e propri:
- La casa si protegge da sola. Niente corrente, niente internet, niente telefono? L’allarme funziona lo stesso.
- Nessun abbonamento obbligatorio, nessun tecnico per una pila. Tutto ciò che è essenziale funziona in locale; il cloud, se c’è, è nostro; il sistema avvisa per tempo quando qualcosa va sostituito, e lo si sostituisce da soli.
- Ogni guasto ha un piano. Blackout, radio disturbata, cavo tagliato: ogni scenario è previsto prima, non scoperto dopo.
- Tutto sotto controllo, ma senza fatica. Stato, eventi e diagnosi sempre consultabili, dalla console in casa o dall’app.
- Aperto e riproducibile. Chiunque deve poter capire, costruire e modificare il sistema. Anche chi, come me, preferisce spendere ore piuttosto che euro.
Da qui si parte
Il preambolo finisce qui. Dal prossimo articolo si fa sul serio: il progetto e le specifiche congelate (pubblicazione in arrivo), con lo schema a blocchi completo, e poi stakeholder needs e system context (pubblicazione in arrivo), dove l’intruso entra ufficialmente nel modello come “stakeholder avverso”.
Il conto finale lo faremo alla fine della serie. Per ora il bilancio è questo: 19,90 € al mese risparmiati, zero uscite del tecnico per cambiare una pila, un robottino di nome Cheap guadagnato e un numero imprecisato di ore felici davanti al saldatore. Mi sembra un ottimo affare.
